Le cose realizzate, i magnifici insuccessi e quello che ho imparato. Il racconto di Stefano Quintarelli

Breve racconto di ciò che ho fatto ed imparato durante la mia stagione al servizio della cosa pubblica.
(Questo post è scaricabile anche come PDF e come EPUB).

The End

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della soppressione del Comitato di indirizzo di AgID si chiude la mia stagione di contributo alla cosa pubblica.
Articolo 27 del Decreto Legge 6/11/2021, n. 152, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 265 del 6/11/2021, entrata in vigore il 07/11/2021.

Mail di revoca della firma digitale arrivata 8 minuti fa.
Mo’ dovrò scegliere un fornitore. Qualche consiglio ?

La chiamata che non si può rifiutare

Il 28 dicembre 2012 il Presidente Monti scrisse il tweet in cui diceva “Ho deciso di #salireinpolitica”. Non avevo idea che quel tweet mi avrebbe riguardato direttamente.

Il Pres. Monti stava costruendo Scelta Civica invitando persone senza esperienza politica pregressa a “salire in politica” (essendo la buona politica una cosa alta, sembrava più appropriato di “scendere in politica”, come si usava dire normalmente).

La mia stagione di contributo alla cosa pubblica è iniziata così, il 6 gennaio 2013 quando decisi di salire in politica. Mo’ scendo.

Quel giorno, inaspettatamente, ricevetti una di quelle telefonate che ti cambia la vita: mi fu chiesto di contribuire con le mie competenze in ambito digitale. Ci pensai qualche giorno e mi confrontai con il mio datore di lavoro dell’epoca con il quale avevo assunto da poco un impegno che avrebbe avuto risvolti di rilievo da lì a poco. Lui mi esortò ad accettare, interrompendo la nostra collaborazione dopo solo due mesi dall’inizio.

Nelle elezioni del 24-25 febbraio 2013 fui eletto alla Camera nella circoscrizione Veneto 1. La sera del 25 febbraio, a Roma, incontrai per la prima volta il Presidente Monti.

Il mio incontro con il Presidente Monti

Non lo avevo mai incontrato prima ed il mio nome gli fu raccomandato in ragione del mio curriculum. Per la verità, il CV glielo avevo mandato nel 2012 quando, in via assolutamente irrituale e sostenuto da una grandissima mobilitazione online, feci la provocazione di candidarmi a Presidente dell’Autorità delle Comunicazioni, per sollevare il problema della mancanza di competenze nelle nomine delle autorità di garanzia. Ciò portò l’allora Presidente della Camera Gianfranco Fini ad iniziare la pratica di raccolta dei CV dei candidati e di recente, sulla stessa linea, si è arrivati con la Legge sulla Concorrenza alla istituzione di un Comitato di Selezione dei componenti delle Autorità.

Lezione appresa

Da imprenditore senza alcuna esperienza politica alle spalle, quando sono arrivato in Parlamento avevo una idea bassa della politica e delle istituzioni, complice anche un momento storico caratterizzato da animosità avverso la classe politica, alimentata anche da libri come La Casta. Oggi ritengo che tutti dovrebbero fare un anno di Parlamento (ovviamente è impossibile) per capire come funzionano le cose, la bontà del sistema (che è essenzialmente sano) e l’importanza della democrazia.

Andreotti diceva “Non basta avere ragione, bisogna che te la diano”. L’analisi di questa frase e di tutte le sue implicazioni dovrebbe essere tema d’esame per tutte le persone che, in una democrazia, si affaccino alla gestione della cosa pubblica.

Se gli obiettivi sono comandati dal vertice e non condivisi con i vari portatori di interessi, al giro successivo le iniziative assunte verranno smontate, o comunque verrà reso inutilizzabile o inapplicabile quanto fatto in precedenza.

In una democrazia le cose non vanno mai come vuole un singolo, ma vanno secondo il punto di equilibrio locale della migliore composizione possibile di interessi diversi. Questo perché la democrazia è anche parcellizzazione del potere che deriva dai principi di uguaglianza e libertà.

SPID non è come avrei voluto io, ma è il miglior compromesso possibile.
Compromesso, in democrazia, è una parola alta.

Qualcuno può ritenere che un sistema autoritario possa essere preferibile, ma è un miraggio. Spesso viene fatto un parallelo con le aziende, ma queste assai raramente funzionano sulla scala e per i tempi che invece caratterizzano uno Stato, oltre ad avere una funzione obiettivo ed un sistema di incentivi assai, assai, assai semplificati rispetto ad uno Stato.

Non è infrequente che i più strenui difensori dei meriti del mercato e dell’iniziativa privata quando si ritrovano ad avere poteri amministrativi finiscano per cadere nella contraddizione del governo: “adesso che ho le leve, faccio io, che so come si fa”. Non colgono l’ossimoro di cui sono artefici.

La storia della politica insegna che, salvo qualche eccezione che si conta sulle dita di mezza mano, i sistemi autoritari degenerano in clientelismo, familismo e conservazione del potere. Anche il recente esempio della gestione della pandemia, analizzato in un articolo presentato su Nature e su The Conversation, mostra come l’idea di efficientismo dei sistemi autoritari nella gestione pandemica rispetto alle democrazie non sia suffragata dai dati.

Per ottenere ragione, in un sistema democratico basato su voti rivali (voti per il candidato Tizio oppure per il candidato Caio) sono importanti le consistenze dei pacchetti di voti e quindi dei gruppi politici e, conseguentemente, l’appartenenza e la lealtà al gruppo. La fedeltà, il rispetto delle decisioni del leader anche quando sono subottimali, diventa prioritario, in termini di importanza, rispetto alla competenza. Per questo non è infrequente che persone competenti vengano marginalizzate o contrastate, avverando quella battuta che dice che in ogni organizzazione c’è sempre una persona che sa esattamente cosa sta succedendo: quella persona va licenziata.

La democrazia è il peggiore dei sistemi, tranne gli altri.
Ed è una cosa assai fragile che va difesa.

Assenteista

Il 29 aprile Enrico Letta si presentò alla Camera per ottenere la fiducia.

Quella mattina a Milano diluviava. Andando in aeroporto la mia auto partì in aquaplaning ed abbracciò un palo della luce di Viale Forlanini proprio all’altezza del mio posto di guida. L’impatto mi ruppe quasi tutte le costole sinistre e mi frantumò il ginocchio; il contraccolpo laterale mi ruppe quattro vertebre, di cui una esplosa.

Se c’è un posto ideale dove fare un incidente del genere, è proprio vicino all’aeroporto: vigili del fuoco e medici, che sono arrivati subito, mi hanno salvato la vita.
Mi dicono che non persi conoscenza ma non ricordo praticamente nulla della prima settimana in terapia intensiva.

La prima settimana al San Raffaele

Subii numerosi interventi chirurgici anche a causa di lesioni interne e non ringrazierò mai abbastanza il personale del reparto di Chirurgia delle urgenze dell’Ospedale San Raffaele, guidato dal grande Prof. Michele Carlucci che con competenza e dedizione mi salvarono la vita.

A metà giugno iniziai il percorso di riabilitazione in vari ospedali. A fine settembre avevo iniziato a muovermi con le stampelle. A gennaio avevo recuperato una soddisfacente autonomia a stare seduto ed iniziai ad andare alla Camera, distendendomi frequentemente sul lettino della infermeria della per riposare la colonna vertebrale. Avevo affittato un monolocale accanto alla Camera per poter andare a distendermi nelle pause di lavoro.

Impazzavano le polemiche contro le auto blu.
Marco mi ha regalato queste stampelle.
(un pensiero in memoria del compianto amico Funkyprofessor, Marco Zamperini)

Ritornai stabilmente il 25 febbraio 2014, dieci mesi dopo l’incidente. Non posso non ringraziare i dottori Claudio Zorzi e Piero Volpi (Ospedale di Negrar e Humanitas) che in fasi successive seguirono la mia riabilitazione e in particolare Roberta Widmann della Casa di cura Eremo di Arco. Senza di loro non so se sarei tornato a camminare normalmente.

Nelle classifiche pubblicate dai giornali – ovviamente – risultai il più assenteista del Parlamento, una lezione che mi mostrò quanto una lettura superficiale dei dati e la mancanza di conoscenza dell’attività dei parlamentari, abbia alimentato la sfiducia nelle istituzioni (i dati di presenza pubblicati dai giornali non tengono conto delle assenze per malattia ma solo per gravidanza).

SPID (the making of)

Il 12 Marzo, a legislatura non ancora iniziata (iniziò il 15) rilasciai una intervista in cui indicavo come prioritaria la realizzazione di un sistema di autenticazione federato con valore legale, oggi SPID. Iniziai a lavorarci subito, condividendo la cosa con gli Oonn. Paolo Coppola, Antonio Palmieri e qualche altro neo collega di altri partiti, con una rappresentanza di aziende del settore ICT e di alcuni esperti. Tutto è raccontato in maggiore dettaglio nelle mie FAQ “SPID spiegato alla mia famiglia” che si trova qui https://spid.quintarelli.it .

Mentre ero nei vari ospedali, e mentre i giornali mi additavano come il recordman dell’assenteismo, per quanto riuscivo, mi collegavo da remoto per seguire i lavori della Camera, presentavo emendamenti e lavoravo a proposte di legge, tra cui, in particolare, quella di SPID grazie al contributo dell’amico e maestro Alessandro Osnaghi, che venne più volte a trovarmi.

Fortunatamente l’airbag della testa ha funzionato bene…

Ai primi di luglio venne a farmi visita l’amico Francesco Caio che Enrico Letta aveva da poco nominato Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale. Mi raccontò che aveva individuato inizialmente due priorità da implementare:

  • l’ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), l’unificazione nazionale dei registri di anagrafe precedentemente distribuiti nei vari comuni, per cui era necessario ogni dieci anni organizzare un censimento al fine di allineare tutte le variazioni. Un atto previsto dal governo Monti nel 2012;
  • il Polo dei pagamenti, un’idea di Maria Pia Giovannini che voleva creare un hub di tutti i canali di pagamento possibili, per facilitare l’adozione di pagamenti digitali da parte delle amministrazioni che, raccordandosi con un solo luogo, si sarebbero collegati con tutti i possibili canali di pagamento.

Discutemmo dell’importanza del sistema di autenticazione/identità digitale che ovviamente lo trovò favorevole. Fu così che SPID, da proposta di legge in corso di redazione, prese la corsia di sorpasso, diventò un articolo in un decreto legge e poi legge convertita. Sono state tante le persone che ci hanno lavorato, non voglio fare torto a nessuno. Trovate tutto nella storia, nella mia FAQ su SPID https://spid.quintarelli.it .

Cambiacasacche

Come noto Scelta Civica ebbe vita travagliata: al mio rientro alla Camera aveva già subito due scissioni.

La prima di queste fu abbastanza conflittuale: servivano 20 deputati per formare un gruppo parlamentare e gli scissionisti erano 19, innescando così un contenzioso sul simbolo Scelta Civica che invece, avendo partecipato alle elezioni, aveva diritto al gruppo a prescindere dal numero di membri.

Dato che comunque ero assente per malattia, mi resi disponibile a fare il 20esimo, al più tardi fino al mio ritorno in attività, per consentire la nascita senza conflitti del gruppo scissionista e dando loro tempo di trovare il deputato che mancava. Così feci consentendo alla scissione di avvenire senza ulteriori traumi e al mio ritorno rientrai nel gruppo di Scelta Civica.

Successivamente il segretario Enrico Zanetti voleva costituire un gruppo con i parlamentari che facevano riferimento a Denis Verdini; assieme ad altri colleghi passammo al Gruppo misto per fare emergere il malessere del gruppo, paventando una fuoriuscita consistente. Il gruppo si scisse di nuovo. Con una inopinata decisione dell’Ufficio di presidenza della Camera il nome “Scelta Civica” fu attribuito ai (minoritari) “neoverdiniani” nonostante l’opposizione formale del Pres. Monti, titolare della registrazione del marchio.

Così, noi fedeli alla linea originaria dovemmo cambiare nome e ci chiamammo “Civici e innovatori” che dopo meno di un anno, ormai in prossimità delle elezioni, fu degradato a componente del Gruppo Misto. Fu così che, restando sempre seduto allo stesso posto, arrivai a sommare sei “passaggi di gruppo”, che passaggi reali non erano, divenendo formalmente il maggior cambiacasacche della legislatura oltre che il maggiore assenteista.

La mia postazione alla Camera, con il corridoio a sinistra per poter distendere il ginocchio.

Sciolta Civica ed i suoi effetti

Un conteggio fatto a maggio 2014 sugli Open Data della Camera mostrava che meno dello 0,5% delle proposte di legge fatte dai parlamentari diventa legge.

Ogni parlamentare può fare proposte e a inizio legislatura tutti presentano le proprie idee, poi queste vengono selezionate dal gruppo di appartenenza, accorpate dagli uffici con altre simili e poi possono sperare di essere calendarizzate dai capigruppo per avviare l’iter di approvazione, prima nelle commissioni e poi in assemblea, prima in un ramo del parlamento e poi nell’altro (e così via fino a quando i testi identici sono approvati dai due rami).

La capacità propositiva di un parlamentare dipende quindi se appartiene alla maggioranza o all’opposizione (nel qualcaso la possibilità è quasi nulla) ed è poi direttamente proporzionale alla consistenza del suo gruppo di appartenenza e del peso politico che il parlamentare riesce ad avere all’interno del proprio gruppo.

Scelta Civica arrivò ad una settimana dal voto accreditata di un 13-15% e quindi con una prospettiva di peso politico notevole: sarebbe stata l’ago della bilancia. I sondaggi che si susseguivano nell’ultima settimana mostravano però quotidianamente che il Movimento 5 Stelle guadagnava 1-2% al giorno(!). Gli indecisi, in massa, sceglievano di votare per loro. Alla fine Scelta Civica terminò sotto il 10%, sostanzialmente irrilevante nella formazione della maggioranza e quindi con peso politico quasi nullo. Probabilmente anche per questo Scelta Civica si scisse nelle sue componenti costitutive: chi decise di fare un altro gruppo (irrilevanza per irrilevanza, difendevano il proprio campanile) e chi decise di passare ad un gruppo di maggiore peso politico. Colsi le prime voci di possibile scissione a inizio marzo, la sera stessa della prima riunione di tutti gli eletti.

Così decisi di cercare di crearmi uno spazio politico diverso, connotato sui temi e collaborando con altri schieramenti.

Intergruppo innovazione

In una legislatura precedente gli Oonn. Antonio Palmieri e Paolo Gentiloni avevano costituito un intergruppo di innovatori. Un intergruppo non è un organo istituzionale ma una associazione di parlamentari, autofinanziata, che hanno un interesse comune per una materia a prescindere dallo schieramento di appartenenza. Sia l’inter, la cannabis o l’innovazione.

Così assieme a Paolo Coppola (PD) e lo stesso Antonio Palmieri (FI), facemmo rinascere l’Intergruppo innovazione cui aderirono subito molti colleghi dei vari schieramenti. Superata la diffidenza iniziale, anche grazie al fatto che sul blog di Beppe Grillo c’era un post lusinghiero nei miei confronti, si iscrissero anche molti colleghi del M5S, tra cui i più assidui erano gli Oonn. Federico D’Incà e Diego de Lorenzis. Questo era il sito che avevamo fatto. Eravamo un centinaio.

Qualcuno propose di fare una associazione formale, sotto la mia presidenza e di eleggere dei vicepresidenti, uno per ogni partito. Ne discutemmo ed alla fine optammo per una governance liquida: non c’era una struttura, l’intergruppo era un luogo di studio, confronto ed elaborazione che aggregava parlamentari attorno a temi di interesse di alcuni dei suoi componenti. Nessuna pretesa di maggioranza o di unitarietà nelle proposte che vi nascevano. Molte furono unanimi, altre di poche persone. Si lavorava online con mailing list e documenti condivisi (modalità ovvia oggi, specie a causa della pandemia, ma vi assicuro che non lo era per nulla all’epoca).

Una delegazione dell’intergruppo innovazione incontra il Commissario UE Oettinger.

Si organizzavano convegni di studio, conferenze, dibattiti, missioni di studio e ogni mese, una sera, ci si ritrovava informalmente in un ristorante con degli ospiti esperti per approfondire un tema.

Una riunione dell’intergruppo innovazione

Il tempo lasciato libero dalle attività parlamentari in presenza a Roma è quasi nullo. Tutto viene impacchettato per consentire ai parlamentari di restare nei loro collegi elettorali il lunedì ed il venerdì, arrivando il martedì mattina e ripartendo entro la sera del giovedì, per cui l’unico momento (spesso) usabile era il tempo dedicato alla cena.

Fu così che iniziammo ad organizzare delle cene mensili in cui invitare esperti dell’argomento che interessava approfondire: accademici, rappresentanti di associazioni, sindacati, istituzioni, imprese, ecc…

Una delegazione dell’intergruppo in missione a Bruxelles

Abbiamo fatto molte cene da cui sono nate molte iniziative fatte assieme. Sia propositive che interdittive: non c’è solo l’obiettivo di fare cose buone; una parte importante dell’attività è anche impedire che vengano fatte cose sbagliate!

Cenacolo degli innovatori

Cene ricorrenti sono potentissime occasioni di confronto, stimolo, appianamento di divergenze e di coesione.

Ad un certo punto, visto il successo delle cene dell’Intergruppo, pensai che sarebbe valsa la pena di promuovere un luogo simile di confronto informale tra persone che si occupavano di temi legati all’innovazione digitale in modo trasversale, oltre che all’interno del Parlamento anche all’interno di ministeri e amministrazioni.

Non è infrequente che certe cose richiedano tempi infiniti, non accadano o accadano in modo subottimale perché le persone che se ne occupano non si conoscono o non hanno tempo per parlarne, sommerse dalla quotidianità.

Iniziammo a vederci in un ufficio di un amico nei pressi della Camera, poi in una sala prestataci da una università, poi in uffici di membri del gruppo. Il format era analogo a quello dell’intergruppo ma gli interventi erano perlopiù dei membri, non di ospiti.

Molte idee sono nate così o il loro sviluppo si è accelerato grazie a questi incontri. I principali sono stati senza dubbio Programma il futuro (grazie al Consorzio CINI) ed il Piano nazionale scuola digitale (fondamentale il lavoro di Donatella Solda-Kutzmann e Damien Lanfrey al MIUR).

E’ una soddisfazione sapere che Intergruppo e Cenacolo continuano anche dopo di me, seppur a singhiozzo e con notevoli difficoltà, causa Covid.

AgID

AgID: La nomina

Il 7 luglio 2014 ero in autobus tra piazzale Roma ed il Vega a Venezia quando squillò il telefono: “Presidenza del Consiglio, il Presidente Renzi vuole parlarle, posso passarglielo ?”. Spiegai dove mi trovavo, scesi alla prima fermata e parlai con il Presidente del Consiglio che mi chiese la disponibilità a fare il Presidente del Comitato di indirizzo dell’AgID, precisandomi che non c’era retribuzione né rimborso spese. Accettai. Non era un fulmine a ciel sereno: Paolo Barberis, consigliere del Presidente Renzi, me lo aveva anticipato.

La comunicazione al pubblico avvenne dopo pochi giorni ed il decreto di nomina arrivò il 16 ottobre, unitamente alla designazione di Alessandra Poggiani a Direttore Generale.

L’incarico mi fu rinnovato il 30 novembre 2017 con un decreto del Presidente del Consiglio On. Paolo Gentiloni e sono rimasto in carica fino al 7 novembre 2021.

Ad un convegno con l’innovatore Paolo Gentiloni

Il Comitato di indirizzo, previsto dalla legge istitutiva dell’Agenzia, era l’unico luogo dove i direttori tecnici dei ministeri interessati, delle regioni e dei comuni (o altri delegati) si incontravano in modo stabile in un organismo che si occupava dell’agenda digitale italiana, in continuità rispetto all’alternanza dei governi. Da questo punto di vista è stato decisamente utile.

AgID: Il Modello strategico ed il Piano triennale

Il principale compito del Comitato di Indirizzo è stato esprimersi sul Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione redatto dall’agenzia con il ministero e con le strutture commissariali. Il Piano Triennale dettaglia le priorità di implementazione da parte delle amministrazioni, in conformità con il Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA che definimmo con il Comitato ed il Direttore Antonio Samaritani.

Il primo schema del Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA fatto su una tovaglietta di un bar vicino a Palazzo Vidoni.

(Alcune cose che avevamo ipotizzato, abbiamo poi capito che non avevano senso e non sono state introdotte nei successivi Piani Triennali)

Fu un grande lavoro di cucitura tra tutte le diverse parti. In quei giorni circolavano in alcuni corridoi romani delle slide che prospettavano un unico soggetto nazionale responsabile di sviluppare e gestire tutti i servizi software della PA.

Chiaramente un controsenso, oltre che una violazione dell’Art. 5 della Costituzione. L’Art 5 sembra una apologia di Internet: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”. (A volte mi viene da chiedermi quanti ministri abbiano letto la Costituzione che hanno giurato di osservare lealmente).

Il decentramento voluto per Internet e dalla Costituzione ha le stesse radici: una ostilità alla concentrazione del potere per ragioni di tutela delle istituzioni: concentrazione che può diventare un bersaglio strategico (nel caso di Internet) e un potere sfruttato da pulsioni autoritarie (nel caso della Costituzione, scritta dopo il fascismo).

Il modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA è rimasto sostanzialmente invariato da come lo abbiamo concepito. Il Commissario Piacentini, giunto successivamente, ha aggiunto la sola Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND): un sistema di governo dell’accesso ai dati dove questi si trovano.

Nella nostra idea il modello di scambio dei dati tra amministrazioni (“interoperabilità”) era centrato sull’utente che, in modo analogo a quanto previsto da una direttiva europea in ambito bancario, prevede che ogni amministrazione fornisca dei “connettori” (chiamati “API”) a chiunque desideri fare app. Queste app possono operare solo con l’autorizzazione del cittadino, quindi in conformità con le vigenti norme Privacy. Con l’attuale versione della PDND si crea, invece, un punto centrale di autorizzazione all’accesso, sotto l’autorità della Presidenza del Consiglio, e lo scambio dei dati tra amministrazioni può avvenire anche senza il consenso dell’utente.

Anche per questo, qualche settimana fa, il Governo la dovuto varare la riduzione delle regole della Privacy applicabili alle pubbliche amministrazioni.

AgID: Supporto al Direttore Generale

Un compito solo in apparenza meno rilevante del Comitato era anche fare da “sounding board” per il Direttore per aiutarlo nelle decisioni operative più importanti, grazie anche alla conoscenza di procedure e normative italiane ed europee, della storia, delle organizzazioni e delle persone.

AgID: Vigilanza e sanzioni

Altro compito molto importante del Comitato era esprimersi in materia di sanzioni ai soggetti vigilati da AgID: in precedenza erano i fornitori di servizi fiduciari quali PEC, firma digitale, SPID, ecc.; oggi anche pubbliche amministrazioni che non rispettano le norme in materia di digitalizzazione. Le sanzioni sono molto elevate e ne sono state comminate molte.

Oggi, con la cancellazione del Comitato di Indirizzo, questo potere sanzionatorio è concentrato nelle mani del solo Direttore Generale, sia per i fornitori di servizi che per le amministrazioni. Confido nella saggezza e nella fermezza del Direttore Francesco Paorici (e, spero, di tutti coloro che lo seguiranno).

AgID: Suggerimenti su normative

Un ultimo compito del Comitato di indirizzo era fornire indicazioni alla politica circa norme che frenano o ostacolano la digitalizzazione della PA. Durante la XVII legislatura nel Comitato d’indirizzo oltre a me era presente l’On. Paolo Coppola, consigliere politico del Ministro Marianna Madia con delega all’agenda digitale e quindi il rapporto con la politica era più diretto.

Successivamente abbiamo scritto a diversi interlocutori istituzionali segnalando incongruenze e blocchi, proponendo decine di miglioramenti ed osservazioni, solo in parte adottate (altre, a distanza di molti mesi, affermate anche da Autorità di garanzia quali Garante della Privacy o Garante della Concorrenza e del Mercato).

Ci siamo dati come regola generale del Comitato non comunicare al pubblico: abbiamo rispettato questa regola rifiutando interviste e convegni che non fossero tecnici tra addetti ai lavori. Abbiamo fatto una sola uscita pubblica con un comunicato stampa: abbiamo indicato, in seno al Comitato, un referente univoco per associazioni di cittadini diversamente abili.

Been there, done that

Leggi, emendamenti, colpi di mano e “produttività”

La prima cosa da capire è che è molto raro che si riesca a fare qualcosa da soli, rarisssimo (con tre s). Si partecipa, si interviene in processi che coinvolgono tante persone e si dà il proprio contributo. Talvolta si è leader del processo, talvolta spalla, talvolta gregario.

Quando si propone un testo, intervengono emendamenti di molti colleghi. Un impulso a cercare di ottenere l’approvazione di emendamenti è il riconoscimento che il politico ne ottiene presso la sua base elettorale e nelle classifiche di produttività dei parlamentari che vengono pubblicate dai media. Tutto utile per una prossima campagna elettorale.

Intestarsi emendamenti e proposte di legge, è quindi una priorità in parlamento: quando il parlamentare Tizio propone qualcosa di sensato, che probabilmente verrà approvato, il gruppo di maggioranza dice a un suo parlamentare Caio di presentare un testo con simile contenuto/argomento/titolo; i due testi vengono così accorpati e il testo originariamente di Tizio diviene “la proposta di Caio” e non più la proposta di Tizio.

Nel mio caso, non ero interessato a farmi bello con il mio capogruppo/leader politico/base elettorale perché non puntavo alla rielezione. Ciò mi ha consentito di stringere rapporti con tanti colleghi, appartenenti a tutti i gruppi politici, sfornando emendamenti che loro potessero fare propri presentandoli a proprio nome e lavorando poi per convincere chi doveva valutarli che quegli emendamenti erano buoni e andavano approvati. In una occasione, in particolare, una collega dell’opposizione riuscì a scalare le classifiche e diventare la parlamentare “più produttiva” secondo Openpolis, fatto inusitato per l’opposizione!

Come spiegato all’inizio, talvolta l’attività propositiva sfocia in una approvazione di un provvedimento, che non è mai come l’estensore iniziale ha proposto. Ma anche quando una proposta non venisse approvate, non è inutile farla!. Queste restano agli atti, negli archivi, e talvolta vengono riesumate in legislature successive o anche in altri paesi.

Interdizione, interrogazioni e mozioni

Oltre all’attività propositiva, una attività che richiede molta attenzione e lavoro è l’attività interdittiva. Ovvero riuscire a scoprire atti presentati da uno qualsiasi dei quasi mille parlamentari (che ha ovviamente il diritto di presentare qualunque cosa ritenga giusto), controllarne l’evoluzione e, non appena si mettesse in moto l’iter di approvazione, intervenire per bloccare le sciocchezze.

Gli atti di sindacato ispettivo (interrogazioni parlamentari) servono per chiedere al governo, al ministro interrogato, aspetti non pubblici sull’operato del loro ministero. Non producono effetti diretti significativi, ma rientrano nell’attività istituzionale del Parlamento che dà la fiducia al Governo e ha il compito di controllarne l’operato. Sono quindi un segnale che c’è qualcuno che sta guardando il manovratore. Càpita che ciò sia sufficiente per farlo manovrare meglio.

Infine ci sono mozioni e risoluzioni che non hanno un effetto diretto sulle leggi ma che impegnano il governo a fare o meno una determinata cosa. Questo accade solo in teoria perché, in realtà, non è infrequente che il Governo non dia alcun seguito. Se però desse seguito in modo difforme da quanto approvato in Parlamento, presterebbe il fianco a non poche critiche e censure.

Interventi

Ho cercato tra gli appunti e sfruttando la memoria di qualche collega, quali fossero i temi nei quali sono intervenuto dando un contributo in questi otto anni, di cui cinque (quattro in presenza) in Parlamento.

  • Accesso ad internet: proposta del collega e amico Paolo Coppola su sollecitazione di un gruppo di studenti universitari per riconoscere in Costituzione il diritto di Accesso ad Internet. Questo principio (che non vuol dire gratis, ma solo riconoscere che lo Stato si deve adoperare per rimuovere gli ostacoli di ogni tipo che inibiscono l’accesso ad Internet) lo abbiamo inserito poi anche nella Dichiarazione dei diritti e doveri in Internet e, sul tema, sono intervenuto anche in un convegno internazionale presso la Pontificia accademia delle scienze sociali
  • Anonimato protetto: una mia proposta di legge, mai calendarizzata che sta tornando di attualità, i cui principi sono entrati nella discussione sul regolamento europeo eIDAS e che probabilmente saranno alla base per la age verification per i minori
  • Cancellazione SPID: si è trattato di attività interdittiva. Assurdo come può sembrare, in più occasioni qualche ministro è stato quasi convinto da suoi collaboratori che SPID dovesse essere cancellato a favore della sola Carta di Identità Elettronica (non capendo che si tratta di strumenti complementari). La Carta di identità elettronica è un sistema di autenticazione, autorizzazione e accounting sotto la gestione centralizzata del Ministero dell’Interno (mi auguro tutti ne colgano i rischi sia dal punto di vista cybersecurity che democratico). D’altro canto, per raggiungere il 100% di penetrazione di “identità digitale” con una tessera di plastica è semplice: basta spedirla a tutti. Poco conta se il sistema sia veramente usato.
  • Cenacolo innovatori: vedi sezione dedicata
  • Centralizzazione SPID: si è trattato di attività interdittiva. Meno assurdo della sua cancellazione, ad ogni governo rispunta fuori l’idea di cancellare l’attuale architettura distribuita di autenticazione e di centralizzarla, sotto la gestione del Ministero dell’Interno (anche qui, mi auguro tutti ne colgano i rischi sia dal punto di vista cybersecurity che democratico). Nulla osta che una amministrazione pubblica – quale il ministero o una sua emanazione – diventino Identity Provider, accanto agli altri, lasciando ai cittadini la facoltà di scelta. Infatti Lepida, una azienda pubblica, lo è già. Altra cosa è obbligarli ad un gestore unico. Spesso viene citato come argomento una supposta mancanza di business model per SPID. Oggi posso dirlo chiaramente: non è vero. Il business model c’è ed è scritto nella legge. Basta che sia emanato il decreto ministeriale che stabilisce la data di inizio dell’operatività. (CAD, Art. 64, comma 3 bis, secondo periodo).
  • Coderdojo alla Camera e al MIUR: fu una attività di sensibilizzazione all’importanza della formazione informatica, idea nata in un Cenacolo, e realizzata grazie alla dedizione dell’amica Anna Masera (responsabile comunicazione della Camera) con cui convincemmo la Pres. Boldrini e la Min. On. Stefania Giannini. Vedere nella Sala della Regina e nel salone principale del MIUR decine di bambini che imparavano a programmare con Scratch fu una cosa commovente.


    Video del Coderdojo a Montecitorio in collegamento con il MIUR
  • Codice Amministrazione Digitale: la riforma del Codice fu un grande lavoro realizzato con l’On. Paolo Coppola, con il contributo dell’On. Sergio Boccadutri ed Elio Gullo e, da un punto di vista giuridico, dei Proff. Guido Scorza ed Eugenio Prosperetti. E’ stata una revisione organica fatta con una delega al Governo, con una filosofia guida, non a patchwork come vari ritocchi che si sono poi succeduti in modo non organico. Abbiamo allargato l’open source a tutti e non solo alle amministrazioni, introdotto il principio che chiunque possa accedere via API ai backend della PA (come con la direttiva PSD2 nel settore bancario) per favorire la creazione di applicazioni, introdotto il difensore civico digitale per richiamare (e oggi sanzionare) le amministrazioni che non rispettano i diritti digitali dei cittadini, prevista la misurazione della soddisfazione degli utenti e la pubblicazione dei dati di uso dei servizi digitali, introdotto la possibilità di pagare sempre con strumenti elettronici, stabilito la validità dei documenti online acceduti via link (cosa che consente di fare viaggiare i link e non i documenti), introdotto la possibilità di firma remota con SPID (poi usata da Riccardo Magi e Marco Cappato per la raccolta online delle firme per il referendum), prevista la validità del documento elettronico anche audio/video, eccetera. Ci sarebbe piaciuto essere anche più incisivi sul riscontro e sanzione delle amministrazioni inadempienti, ma non ci siamo riusciti (non basta avere ragione…). Alcune di queste innovazioni del CAD furono anche ottenute grazie ad un braccio di ferro che feci in Commissione Affari Costituzionali in fase di conversione del decreto: con vari colleghi dell’intergruppo ci facemmo designare in Commissione Affari Costituzionali per l’esame di quel singolo provvedimento. In quel momento eravamo in maggioranza. L’On- Paolo Coppola era relatore del provvedimento e, dopo innumerevoli pressioni da parte del Governo, presentò controvoglia un parere favorevole, nonostante avrebbe preferito essere più incisivo. Io presentai un parere alternativo con 34 condizioni. Era evidente che in quel momento avrei avuto la maggioranza dei voti in Commissione. Il Presidente On. Andrea Mazziotti sospese la seduta rinviandola fino al giorno successivo e quella sera partì una negoziazione con il Ministero che fece rientrare alcuni dei punti che ritenevamo importanti. Al giorno successivo lo schema di decreto, con le nuove modifiche, fu approvato in Commissione.


    Con Paolo Coppola confronto di versioni di revisioni del Codice dell’Amministrazione Digitale (usando in modo improprio uno dei monitor della TV a circuito chiuso della Camera)
  • Commercio elettronico: proposta di legge, mai calendarizzata, di semplificazione amministrativa degli operatori italiani di eCommerce che si trovavano in svantaggio rispetto ai concorrenti esteri. Il principio, tuttavia, entrò poi in altro provvedimento.
  • Commissione parlamentare d’inchiesta sugli investimenti ICT nella PA: voluta da Paolo Coppola, che ne fu anche il Presidente. Diedi il mio supporto per la sua approvazione e mi fu proposto dal mio gruppo di parteciparvi, ma rifiutai: essendo io Presidente del Comitato di indirizzo di AgID mi sembrava sconveniente. Gli atti conclusivi della Commissione sono un libro degli orrori della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che dovrebbe essere letto da chiunque si occupi di questo tema a livello apicale. Solo la conoscenza può evitare che gli errori si ripetano e che le loro cause fondamentali siano correttamente indirizzate.
  • Commissione per i diritti e i doveri in Internet: L’idea iniziale di una commissione di studio su Internet fu di Anna Masera: la Pres. Boldrini aveva una pessima immagine online e voleva fare qualcosa di utile, di buono, che inoltre contribuisse ad un miglioramento della percezione del pubblico. Coinvolgemmo l’amico e maestro Stefano Rodotà (collaboravo con l’Autorità, in qualità di suo fornitore, sin dal 1997) e realizzammo una commissione mista politica/accademica (che ebbi anche l’onore di presiedere in una seduta) e che portò ad una Dichiarazione molto studiata in tutto il mondo, che divenne una risoluzione a mia prima firma, adottata dalla Camera senza alcun voto contrario e che fu presentata ad un Internet Governance Forum.


    Presentazione della Dichiarazione all’Internet Governance Forum
  • Concorrenza online: proposta di legge mai calendarizzata con numerose misure a favore della concorrenza online, scritta con il grande contributo dell’Avv. Eugenio Prosperetti. I principi di alcune di queste misure sono poi stati oggetto di articoli di autorità varie in giro per il mondo, di un paio di conferenze globali in materia di concorrenza della International Bar Association (di cui fui keynote speaker e relatore in tre occasioni) e, da ultimo, inclusi nel Digital Markets Act della Commissione Europea.
  • Costruire il domani: mi resi conto che gli informatici tra Camera e Senato eravamo una manciata. Era necessario aumentare il livello di consapevolezza di come il digitale stava cambiando la società e l’economia. Scrissi un libro, “Costruire il domani, istruzioni per un futuro immateriale”, che regalai ad ogni parlamentare (poco meno di mille!). Molti lo cestinarono, alcuni lo lessero. Fu per me gratificante che parlamentari ed esponenti politici di tutto l’arco costituzionale lo abbiano letto e discusso con me.
    Grazie a quella iniziativa mi sono fatto molti nuovi amici (ed anche politicamente mi ha dato una caratterizzazione ed ha dato peso alle iniziative che sostenevo). L’evoluzione molto rivista e corretta di quel libro è il saggio Capitalismo Immateriale, per Bollati e Boringhieri, un best seller nel genere per molti mesi ai vertici della sua categoria e che tutt’ora vende molto bene. Se non lo avete letto, vi suggerisco di farlo; penso davvero sia tempo ben speso.

    Qualche giornalista pensò che stessi per cambiare gruppo, dopo questa foto scattata in occasione di una visita di Grillo alla Camera.
  • Dacca: è forse la cosa di cui vado più fiero. Ero in Commissione Esteri. Venne a incontrarci una delegazione dei famigliari delle vittime dell’attentato terroristico del 1 luglio 2016. 22 persone furono trucidate a Dacca, 9 italiani. La legge prevede giustamente un aiuto dello stato per i famigliari di vittime del terrorismo. Il problema è che nessun tribunale italiano poteva riconoscere la natura terroristica dell’attentato perché il Bangladesh non trasmise mai gli atti all’Italia. Quindi queste 9 famiglie devastate, alcune con bambini piccoli, si sono trovate con la vita sconvolta, senza alcun aiuto. Il Presidente della Commissione Cicchitto si attivò immediatamente scrivendo al Ministro della Giustizia ed al Ministro degli Esteri per sensibilizzarli. Ma era ovvio che non avrebbe prodotto alcun esito, stante la situazione giudiziaria. Si stava avvicinando la seduta di approvazione della legge di bilancio ed io proposi un emendamento alla legge che prevede i risarcimenti, aggiungendo che le vittime dell’attentato di Dacca erano vittime di terrorismo, per legge, e quindi destinatarie delle misure di aiuto. L’emendamento passò all’unanimità.

    Notte di presidio della Commissione Finanze per la Legge di Bilancio (oltre 3 giorni ininterrotti con pause-sonno di una manciata di ore; ho anche foto di amici crollati a dormire, ma non sarebbe educato postarle)
  • Device e network neutrality: questa proposta di legge fu calendarizzata e discussa. Fu approvata all’unanimità dalle commissioni della Camera (due volte, la prima in sede deliberante e la seconda in sede legislativa, grazie ad un capolavoro politico di Paolo Coppola, relatore di maggioranza), così arrivò senza clamore al Senato dove fu approvata da tutte le commissioni all’unanimità e fu calendarizzata per il voto finale in aula. A quel punto il mondo si accorse della cosa e partì una azione di lobby fatta da operatori telefonici italiani ed europei operanti in Italia assieme ad Apple. Fui oggetto di una campagna stampa negativa simultanea che mi attaccava; incontrai a Bruxelles un capo lobbista di una di queste aziende che cercò di dissuadermi, con ogni leva possibile, dal portare avanti questa proposta. Come andò a finire la cosa lo potete leggere sul sito del Centro Hermes. (il post fu oggetto di minaccia legale con richiesta di rimozione, ma il Centro Hermes si rifiutò e non arrivò alcuna querela, quindi potete ancora leggerlo). Un fallimento di grande successo. La Network Neutrality Europea (che era stata approvata in corso d’opera) ricalcava la mia proposta con l’aggiunta della concessione del meccanismo “zero rating” agli operatori telefonici; aggiunta poi cancellata dalla ECJ. La Device Neutrality è una previsione qualificante del Digital Markets Act proposto oggi dalla Commissione, e l’importanza della cosa è ora chiara a chiunque si occupa di concorrenza nei mercati digitali.

    Fascicolo con le firme alla Camera per l’approvazione in sede legislativa della Network e Device Neutrality
  • Digitalizzazione della Camera: mentre ero in carica ho aiutato Anna Masera a rifare il sito web della Camera, a potenziare gli Open Data e a ridurre il consumo di carta. Successivamente, ho collaborato con i Questori On. Federico D’Incà, e On. Francesco D’Uva, per aiutare il servizio informatico della Camera nella digitalizzazione di tutti gli atti parlamentari. Non si tratta di una mera questione tecnica: se il parlamentare ha il diritto di presentare un emendamento sino all’ultimo secondo prima della scadenza, anche in forma scritta, si può stare certi che all’ultimo secondo ne arriveranno molti, ed ogni processo fully digital, salta. Togliere ai parlamentari questa possibilità è una modifica delle regole di funzionamento della Camera e deve essere concordata con tutti i gruppi parlamentari (e tutti i portatori di interesse, funzionari, uffici legislativi, impiegati, fornitori con contratti attivi, ecc.). Non basta avere ragione, bisogna che te la diano. Il lavoro fatto è stato molto complesso e di grande successo grazie all’alta professionalità del servizio informatica. Se non fosse stato fatto questo lavoro, l’impatto del Covid sui lavori parlamentari sarebbe stato decisamente molto maggiore.
  • Diritto d’autore: proposta di legge mai calendarizzata, decisamente sorpassata dagli eventi.
  • Editoria: proposta di legge che prevedeva un contributo pubblico con un fund matching alle startup editoriali senza fini di lucro fatte da giornalisti usciti da editori tradizionali. Mi sembra ancora una buona idea di ammortizzatore sociale, di stimolo all’editoria e di contributo al terzo settore. Mai calendarizzata.
  • Eliminazione della PEC: si è trattata di attività interdittiva. La PEC è brutta, chi lo può negare ? Tant’è che è stabilimmo per legge che venga svecchiata, soprattutto adesso che i Servizi di Recapito Certificato Qualificato sono previsti da norme europee e lo standard per il loro funzionamento a livello UE è stato emesso a inizio 2021. Però non passa occasione che qualcuno non ne denunci la scarsa usabilità (vero), si vanti di non usarla e ne suggerisca l’eliminazione. Salvo poi considerare che è alla base di N procedimenti amministrativi e giudiziari e che nel corso del 2020 ne sono state spedite 2,5 miliardi (dato che una mail inviata ha molti destinatari, si può stimare nel 2020 siano stati consegnati circa 7-8 miliardi di messaggi PEC). Ci sono tante persone impegnate su temi di modernizzazione di servizi. Forse potrebbe essere il caso che si lavorasse anche su questa, tantopiù che il PNRR prevede dei finanziamenti per i servizi di notifica e, a meno di non volerli impiegare tutti in creazione di doppioni centralizzati, perché non applicare la legge e svecchiare le PEC ? Ad esempio integrandone le funzioni nei moderni client di email anche web, togliendo alcuni limiti tecnici non più giustificati, e via dicendo.
    La statalizzazione e centralizzazione è un tema ricorrente: con un martello in mano ogni cosa sembra un chiodo e quindi quando le persone vanno al governo (il martello) tendono a dimenticare il principio di sussidiarietà previsto nella Costituzione diventando di colpo “statalizzatori”. Inoltre, se si centralizza, c’è qualcuno che amministra e gestisce e c’è pertanto un chiaro interesse dei possibili candidati naturali a spingere in questa direzione. Soprattutto se statalizzando, così da non doversi confrontare con seccanti fastidi, quali l’equilibrio di bilancio conquistato sul mercato: basta una leggina.
  • Emendamento anti trojan: il 22 marzo 2016 in commissione, all’ultimo momento, venne approvato un emendamento proposto dal Governo che consentiva alle forze dell’ordine di usare il trojan ad ampio spettro di funzionalità e per un ampio numero di reati (il governo può presentare emendamenti in qualunque momento). Avevo degli emendamenti proposti in quella commissione (tutti bocciati) e l’ufficio legislativo mi mandò l’elenco di tutti quelli approvati. Questo sui trojan mi sorprese: mi pareva una enormità. Mi confrontai immediatamente con un paio di amici penalisti che inorridirono. All’alba della mattina del secondo giorno successivo, prima dell’arrivo in aula del provvedimento, mi piazzai di fronte all’ufficio preposto della Camera fino a quando aprì e, in zona Cesarini, depositai un emendamento soppressivo dell’emendamento del Governo. Il provvedimento arrivò in aula, il mio emendamento destò commozione, il provvedimento fu rimandato in Commissione (congiunte Giustizia e Difesa) e seguì un concitato dibattito nello stanzino delle fotocopiatrici con il Viceministro On. Filippo Bubbico, l’On. Emanuele Fiano, i Presidenti delle due commissioni, un certo numero di dirigenti del Ministero dell’Interno (e qualcun altro che certamente dimentico). Mi opposi a qualsiasi riformulazione dell’emendamento del Governo (era troppo generico) e alle pressioni per il ritiro del mio emendamento soppressivo. La situazione si risolse con una telefonata al Presidente Renzi che disse che si sarebbe intervenuti in un provvedimento successivo, in modo più approfondito. Un collega del PD fu incaricato di presentare un emendamento soppressivo identico al mio che venne approvato (leggi “colpi di mano”, più sopra). Palazzo Chigi emise una velina che diceva che “Il Presidente Renzi ha chiesto ed ottenuto lo stralcio della norma sui trojan”. Un dirigente del Ministero dell’Interno mi disse “Porterai sulle tue mani il sangue delle vittime innocenti [di questa abrogazione]”. Invece, sono diventato buon amico del Viceministro e dei colleghi parlamentari coinvolti in prima linea. Mi sono messo a lavorare su un provvedimento approfondito di regolamentazione dei Trojan (vedi più sotto).
  • Emendamento costituzione: un capolavoro politico, un fallimento di grande successo. In ossequio al federalismo regionale, l’Art 117.r della Costituzione stabilisce che lo Stato centrale possa coordinare solo i dati della PA, non come questi sono trattati o scambiati. In qualche occasione qualche Regione aveva fatto ricorsi alla Corte Costituzionale in presenza di certe richieste del Governo. In occasione della riforma costituzionale promossa dal Presidente Renzi, con il collega Coppola presentammo due emendamenti per dare al Governo la facoltà di coordinare anche protocolli, interfacce applicative, ecc. Il suo emendamento era nettamente più elegante del mio. A poche settimane dal voto ci venne chiesto di ritirarli. Paolo, da politico rispettoso del gruppo quale è, lo ritirò. Tanto io non ritirai il mio. Anzi, con alcuni colleghi dell’intergruppo, su suggerimento dell’On. Rocco Buttiglione (anche lui membro dell’intergruppo e grande conoscitore di meccaniche parlamentari) mettemmo in piedi una strategia, che prevedeva un mio intervento (con metafore semplici ed accessibili) ed un mio ritiro formale in aula, per dare la possibilità all’On. Buttiglione di resuscitarlo (cosa possibile se il ritiro avviene in corso di dibattito), dichiararne il sostegno, che doveva poi essere seguito da quello di qualche altro collega, e poi di sostegno di qualche piccolo gruppo per rompere il fronte della maggioranza. L’emendamento arrivò in un’aula tumultuosa, con lanci di fascicoli ed urli. Presiedeva l’On. Marina Sereni. I pareri della Maggioranza, della Minoranza e del Governo erano tutti contrari. Non per una questione di merito, ma perché gli emendamenti erano migliaia e non era umanamente possibile formarsi una idea compiuta su tutti. Iniziai con il mio intervento e da lì le cose non andarono come avevamo pensato: subentrò l’amico Antonio Palmieri a fare proprio l’emendamento (era ignaro dell’abboccamento con Buttiglione che parlò subito dopo). Buttiglione era parte della maggioranza ed una sua dichiarazione di sostegno, da Presidente storico del suo gruppo, aveva molto peso. Il suo gruppo non poteva smentirlo e dovette seguire facendo una prima crepa nella maggioranza. Seguirono poi dichiarazioni simili dalle opposizioni e poi da qualche altro piccolo partito di ispirazione cattolica della maggioranza, con cui Buttiglione aveva parlato. Incrinata a lmaggioranza Scelta Civica non poteva smentirmi, e la crepa si allargò. Le opposizioni si infilarono dichiarando unanimi il loro sostegno: la maggioranza spaccata era una occasione troppo ghiotta. Il relatore della Lega, cognato di un mio vecchio amico veronese dai tempi della (sua) maturità cambiò il parere delle minoranza dichiarando il loro sostegno. Paolo Coppola fece un accorato intervento ed anche il PD non era più tanto certo che, a causa dell’intergruppo, i parlamentari del PD avrebbero votato in modo coeso. Ne seguì un conciliabolo con l’On. Maria Elena Boschi e con l’On. Luca Lotti ed alla fine anche il Governo ed il relatore di maggioranza, che era del PD, annunciarono il cambio di parere. Un emendamento alla Costituzione entrato con parere contrario di tutti, uscì approvato all’unanimità.

    Contrari 0.

    Qualche giorno dopo i funzionari della Camera mi dissero che era dai tempi di Calamandrei che non accadeva e mi invitarono nella loro stanza ai margini dell’aula a brindare con spumante e frittelle (era carnevale).

    Pubblico l’immagine a bassa risoluzione e con i visi cancellati perché non so se fosse regolare che io andassi nella loro stanza. Nel dubbio…

    Il popolo italiano bocciò alla fine con il referendum la riforma di Renzi che conteneva questo mio emendamento, che quindi fu un fallimento di grande successo. Chissà, forse aver potuto coordinare meglio l’informatica regionale, con l’avvento del Covid avrebbe potuto risparmiare qualche vittima o fare riprendere più velocemente l’economia.
  • Firme elettorali e referendum: come noto l’On Maggi, in questa legislatura, è recentemente riuscito in parte in ciò in cui noi abbiamo fallito. Una proposta di legge dell’On. Mara Mucci, dell’intergruppo innovazione ed anche già iscritta ai Radicali italiani, prevedeva la possibilità di sottoscrizione di referendum e di liste elettorali con firma digitale. Nella riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale avevamo previsto una aggiunta rispetto alle norme europee, consentendo di firmare a distanza tramite SPID. In occasione della legge elettorale diversi colleghi dell’intergruppo (ricordo il solito Paolo Coppola e l’On. Andrea Mazziotti) avevano proposto di raccogliere le firme per le candidature alle elezioni politiche anche in modo digitale, ma i colleghi nella legislatura scorsa respinsero la possibilità, che è diventata possibile qualche mese fa, per quanto riguarda i referendum .
  • Gig economy: Un altro fallimento fu il tentativo di regolamentazione della cosiddetta Gig Economy (lavoretti come i rider, autisti, ecc.), con un lavoro preparatorio molto approfondito e durato molti mesi guidato dall’On.Veronica Tentori, dell’intergruppo. Anche qui, molti principi sono stati ripresi in norme successive.

    Conferenza stampa di presentazione della proposta di legge sulla Gig Economy
  • Giudici costituzionali: la prima settimana di dicembre 2015 mi ero speso nel gruppo a sostegno di Giovanni Pitruzzella quale candidato che Scelta Civica avrebbe dovuto sostenere per l’incarico di Giudice Costituzionale. Lunedì 14 dicembre 2015, dopo l’ennesimo voto contrario, lui si ritirò. Il suo nome non passò. Occorreva un consenso tra PD e 5 Stelle, c’erano tre giudici da eleggere: uno sarebbe stato indicato dal Movimento 5 stelle, uno dal PD, e sul terzo non c’era accordo sul metodo. Erano passati mesi di stallo, 31 votazioni a vuoto. A quel punto telefonai a Maria Elena Boschi. Le dissi che capivo che il tema dei Giudici costituzionali era molto delicato, che certamente c’erano persone di alto livello che se ne stavano interessando e che per carità, io non avevo nulla da dire di meglio, che però mi era venuta un’idea che forse avrebbe potuto trovare un punto di consenso, qualora gli altri tentativi proposti da persone ben più esperte fossero falliti. Spiegai che avevo in mente un nome di una persona con una lunga tradizione giuridica famigliare, con un grande Curriculum, giudice del lavoro oltretevere (un punto di gradimento per i cattolici), che aveva scritto degli articoli a favore di un reddito di base per i disoccupati (una sorta di reddito di cittadinanza, punto di gradimento per il Movimento), che aveva contribuito a sostenere il leader della Margherita (una delle anime del PD), ecc. ecc. Avevo parlato con qualche amico del Movimento 5 Stelle dandogli gli scritti di questa persona, condividendo il fatto che non sarebbe mai capitato loro un altro candidato giudice vicino alle idee del “reddito di cittadinanza” e dicendo loro che secondo me poteva essere un candidato accettabile dal PD. I miei amici gradivano l’idea. Il 17 mattina Renzi rilasciò dichiarazioni ottimistiche per la 32esima votazione “Questa volta sarà la volta buona, me lo sento!”. Poco dopo mi chiamò l’On. Maria Elena Boschi per dirmi che avrebbero provato con il suo nome. Le dissi di aspettare un attimo, che si, piaceva ad alcuni colleghi ma che dovevano maturare una decisione collegiale. Tornai dai miei amici 5 Stelle e portai all’On. Danilo Toninelli il CV e alcuni articoli scritti da questa persona. Il Movimento si riunì in assemblea e ne uscì con una terna di possibili nomi accettabili, tra cui quello che avevo suggerito. Lo dissi a all’On.Boschi che incaricò l’On. Ettore Rosato di proporre quel nome all’On.Toninelli (i due interlocutori). Si raggiunse l’accordo, si fece la 32esima votazione e questa volta si elessero i tre giudici costituzionali. Quella sera conobbi il neo Giudice Costituzionale che avevo contribuito a fare eleggere e brindai con lui e la moglie. Successivamente ebbi il piacere di una visita alla sede della Corte Costituzionale.

    La sede della Corte Costituzionale
  • Hackaton alla camera: grazie al contributo di Anna Masera, e sempre nell’ottica di aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’informatica in Parlamento, tra il 16 ed il 18 maggio 2014 organizzammo alla Camera il primo (ed unico) Hackaton sugli open data del Parlamento. Fu un evento molto bello dal quale emersero analisi molto interessanti. La mia preferita (che arrivò terza) la fece il gruppo capitanato dalla Prof. Monica Palmirani dell’Università di Bologna. Un dato mi colpì: dopo oltre un anno di avvio dei lavori, delle leggi proposte dai parlamentari lo 0,28% erano state approvate, l’1,83% respinte, le restanti erano in iter. Il 33% delle leggi di iniziativa governativa erano state approvate ed il 2,36% respinte.
  • Industria 4.0: L’iniziativa Industria 4.0 fu originariamente proposta dall’On. Lorenzo Basso del PD, membro attivo dell’intergruppo e fortemente sostenuta dall’On.Alberto Bombassei, mio vicino di scranno (cui per diversi anni ho fatto una testa grande come una casa sull’importanza della digitalizzazione) e con la decisiva adozione e spinta del Ministro Carlo Calenda. Per la verità non sono intervenuto molte volte sul tema; più che altro con i colleghi all’interno del gruppo, qualche volta in commissione e, quando il governo ne fece una sua priorità, in qualche evento pubblico.
  • Insegnamento informatica: Una sera, in un Cenacolo degli innovatori, venne una rappresentanza del CINI, Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, e discutemmo dell’opportunità di favorire l’insegnamento del pensiero computazionale e dell’informatica nelle scuole. Da questa cena si generarono sinergie e attività in diverse direzioni, fatte da persone diverse con cui collaborammo: il Piano nazionale scuola digitale (Donatella Solda Kutzmann e Damien Lanfrey), Programma il futuro (Giorgio Ventre e Enrico Nardelli), il Coderdojo alla Camera e al MIUR, una proposta di legge (On. Maria Chiara Carrozza) e altre che certamente non ricordo.
  • Innovazione predatoria: una proposta di legge, un fallimento di successo, mai calendarizzata, scritta con Thibault Schrepel. L’idea è individuare come sanzionabile dalle autorità antitrust quelle pratiche di pseudo innovazione, modifiche a prodotti, interfacce e protocolli il cui reale scopo è tagliare fuori concorrenti attuali o prospettici. La proposta ha prodotto un certo numero di articoli presentati a varie conferenze ed è entrata in varie discussioni su questi temi.
  • Intelligenza artificiale: qui ci furono diverse attività: in Parlamento una proposta di legge, un fallimento di successo, mai calendarizzata, scritta con David Weinberger. L’idea era creare un sistema di regole che favorissero lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Italia, definendo modalità per attribuire responsabilità civili e penali, laddove necessario.
    Con L’AgID abbiamo creato una task force sull’IA che ha prodotto un libro bianco su come possa incidere sull’evoluzione dei servizi pubblici per migliorare il rapporto tra Pubblica amministrazione e cittadini. Infine, sono stato chiamato a fare parte del Gruppo di esperti ad alto livello della Commissione UE con cui abbiamo redatto le Linee guida etiche e le raccomandazioni di Policy che sono state poi uno degli input alla proposta di regolamentazione dell’IA della Commissione.
  • LAWS: Lethal Autonomous Weapon Systems: Armi con Intelligenza artificiale che possono individuare, ingaggiare e colpire autonomamente un bersaglio. Proposi, verso la fine della legislatura una risoluzione che impegnava il governo a proporre ai nostri partner una moratoria (non a farla, a proporla!) e a fare partecipare ai negoziati su quegli armamenti, oltre ad esperti militari e diplomatici, anche esperti civili di IA. Pensavo sarebbe passato de plano. Invece la maggioranza votò contro la mia proposta, propose ed approvò sullo stesso tema una risoluzione annacquata alla Conte Mascetti (che non si dicesse che non erano sensibili al tema). Chiesi ad un importante collega dell’opposizione (che votò contro) “Ma tu ti fidi del tuo computer ?”. Rispose “Ma i computer dei militari non sbagliano!”. L’ignoranza informatica, tra i decisori, alcune volte, è abissale.
  • Made in Italy: proposta di legge scritta con il Prof. Carlo Alberto Carnevale Maffè, mai calendarizzata sulla tutela di prodotti Made in Italy usando un RFID riscontrabile online.
  • Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA: la prima idea della linea da seguire la condividemmo con Antonio Samaritani e Paolo Coppola al bar davanti al Ministero della Funzione pubblica. Da lì iniziammo ad articolarne meglio i contenuti, a condividerlo con tutti gli stakeholder, a preparare ed introdurre le modifiche normative necessarie che, nel tempo, furono approvate.
  • Open access della ricerca scientifica: iniziativa cui lavorammo subito dopo l’elezione, con le Oonn.Ilaria Capua e Maria Chiara Carrozza, successivamente divenuta Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca e che divenne parte della sua attività al ministero.
  • Open source nella PA: L’open source nella PA per il riuso del software era legge da anni. Ma era limitato alle amministrazioni e aveva funzionato assai poco. In realtà le amministrazioni hanno bisogno di persoalizzazioni e sviluppi specifici che commissionano ad aziende, che non potevano quindi disporre del codice sorgente fatto in precedenza da altre amministrazioni, Abbiamo pensato di rendere pubblico a chiunque i codici sorgenti, quindi anche alle aziende fornitrici della PA. L’iniziativa ha portato ad una modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale grazie al parere sul decreto legislativo di riforma reso in commissione da Paolo Coppola nel 2016, ed è poi stata accompagnata dal Commissario Diego Piacentini e dal Team per la trasformazione digitale con l’obiettivo di incrementare la condivisione ed il riuso del codice, supportando la comunità degli sviluppatori.
  • Pagopa. La costruzione del Polo dei pagamenti era una idea di Maria Pia Giovannini: creare un hub che collegasse tutti i mezzi di pagamento digitale in modo che una amministrazione, raccordandosi al solo hub, potesse accettare pagamenti tramite tutti i canali. Il Commissario Luca Attias e Giuseppe Virgone proposero di costituire una società di scopo che gestisse tale hub. Non dipendeva certamente da me la sua approvazione, ma il mio parere era tenuto in considerazione in Parlamento. Essendo un monopolio naturale ed avendo visto la proposta di Statuto, specificatamente previsto per quella attività, pensai di supportare la proposta.
  • Parity rate: sono quelle clausole contrattuali che prevedono che l’intermediario online abbia sempre le migliori condizioni economiche possibili. Booking prevedeva che gli albergatori gli dessero sempre i migliori prezzi online (prezzo pari a quello praticato direttamente dall’albergo). Facevano dei controlli a campione per cui, se un albergatore interpellato direttamente da un potenziale cliente gli offriva, ad esempio, una colazione inclusa nel prezzo, questo albergo veniva depennato dal sito. In questo modo gli utenti trovavano conveniente prenotare sempre e solo attraverso l’intermediario che prendeva circa un terzo del prezzo della stanza. Di fatto si stabiliva un rapporto di abuso di dipendenza economica. Nel mio grande progetto di legge sulla concorrenza online avevo previsto una norma che sanciva l’invalidità di questo tipo di clausole contrattuali, che condivisi con Federalberghi e che fu presentata dall’On. Tiziano Arlotti e che riuscimmo a fare approvare, restituendo l’autonomia di prezzo agli alberghi.
  • Piano Banda Ultralarga: avevo incrociato Raffaele Tiscar quando era direttore del Dipartimento Reti e servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia e con l’amico Prof. Francesco Sacco stava lavorando al piano banda ultralarga della Regione. Con il Governo Renzi, Raffaele Tiscar è stato vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri ed ha lanciato il piano banda ultralarga nazionale, sempre con la collaborazione di Francesco Sacco. Con l’intergruppo innovazione e con il cenacolo abbiamo contribuito e supportato molto il piano. Purtroppo Lele è mancato qualche settimana fa in un incidente motociclistico. Ci mancherà.
  • Regolamentazione trojan: Dopo l’emendamento anti trojan (vedi sopra) mi dedicai a una regolamentazione che fosse rispettosa delle garanzie costituzionali. Mi feci aiutare dal Presidente Luciano Violante, da un paio di esperti di codice penale e di codice di procedura penale (i Proff. Stefano Aterno e Nello Nappi) e da esperti tecnologi. Presentai al Presidente della Cassazione Giovanni Canzio, accompagnato dall’On. Emanuele Fiano, la prima bozza del lavoro. Il presidente mi esortò a depositarla, pure se incompiuta ed alcune frasi del mio lavoro le ritrovai nelle motivazioni che la Cassazione adottò per convalidare l’uso di trojan in un caso di mafia. Lavorammo molto incontrando i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, della magistratura, di associazioni dei diritti civili, associazioni dei consumatori, di docenti di sicurezza informatica, di diritto costituzionale, eccetera. Organizzammo un workshop e a seguito di tutte queste iterazioni rivedemmo incisivamente la prima bozza di testo. In quel workshop ci fu una sola voce apertamente critica di un aspetto previsto dalla norma: il disciplinare tecnico. Una critica superficiale, se è vero come è vero che la stessa persona, successivamente, ebbe a dire che serviva un aggiornamento normativo con anche un disciplinare tecnico. Al Senato, L’On. Felice Casson prese questi punti dalla decisione della Corte e li incluse come emendamento alla legge intercettazioni (AS2067) che, approvata al Senato, purtroppo passò alla Camera blinadata, senza possibilità di emendamenti che recepissero il frutto del mio lungo lavoro. Nel frattempo avevo fatto una consultazione pubblica e ricevuto numerosi commenti anche internazionali sul mio testo che, quindi, non entrò mai nell’ordinamento. Tutti gli output sono stati raccolti nel sito Trojans and Rule of Law. Il testo, sfruttando le possibilità tecnologiche, forniva uno strumento a garanzia del processo, nel pieno rispetto dei diritti costituzionali e non come ora, in una situazione di uso esteso diffuso con ampie criticità giuridiche. Sono molti gli addetti ai lavori che ne riconoscono la bontà e lamentano che non sia stato approvato allora. Anche in questo caso, i suoi contenuti sono oggetto di riflessioni che stanno partendo in Europa.
  • SPID: ne parlo varie volte nel testo; lo riscrivo qui, casomai qualcuno sia saltato direttamente a questo elenco per cercarne un resoconto. Trovate tutto su https://spid.quintarelli.it

    Alla prima conferenza stampa non venne quasi nessuno. Non era un tema sexy.
  • Taglio finanziamenti per l’informatica della PA: fu una attività interdittiva. A dicembre 2015 in legge di bilancio apparve un emendamento del Governo che tagliava del 50% la spesa della Pubblica amministrazione in informatica e telecomunicazioni (alla faccia degli investimenti nella digitalizzazione). La cosa generò il panico nelle amministrazioni: i soldi restanti non bastavano nemmeno a pagare le spese di comunicazione ed i canoni per le licenze dei server. Per qualche motivo sembrava che non si potesse cancellare questo emendamento che proveniva da Palazzo Chigi. Partirono frenetiche discussioni a tutti i livelli che produssero alla fine un emendamento che sterilizzava quello arrivato da Palazzo Chigi, mantenendone l’incipit “taglio del 50%” ma limitandolo ad un sottoinsieme delle spese e solo qualora l’amministrazione non procedesse all’implementazione del Piano Triennale previsto dall’AgID.
  • Videogiochi: ci occupammo anche di protezione dei minori nei videogiochi prevedendo anche in Italia la pubblicazione delle classificazioni PEGI.
  • Voto online: trattasi di attività interdittiva. Non passa legislatura che qualcuno non proponga di votare via internet. Ogni problema ammette una soluzione semplice, elegante e… sbagliata. Con la nostra Costituzione, il voto online non può rispettarne i dettati. Non è possibile fare un sistema di voto online che assicuri la segretezza, la verifica della correttezza dello svolgimento e della registrazione dei voti e la impossibilità di venderli. I luoghi comuni vorrebbero che in Italia alle elezioni politiche si possano comprare i voti, ma non è così. Un emendamento dell’On. Paolo Coppola alla legge elettorale ha previsto il tagliando di controllo che ha risolto il problema residuo del metodo della “scheda ballerina” (una scheda in bianco viene sottratta al seggio elettorale, e portata fuori dove viene precompilata e consegnata a un elettore. Nella cabina l’elettore intasca quella in bianco che gli viene consegnata al seggio, e inserisce nell’urna quella precompilata. La scheda in bianco poi viene riconsegnata all’esterno al mafioso che la compila e la dà all’elettore successivo, e via così. A fine giornata la scheda in bianco residua viene rimessa tra quelle non utilizzate e tutti i conti tornano. Con il tagliando antifrode lo scambio non è più possibile).
    In questa legislatura, un inopinato emendamento alla legge di bilancio 2019 ha introdotto una sperimentazione del voto online che, malauguratamente, sarà possibile effettuare persino alle elezioni amministrative dei comuni sciolti per mafia nell’autunno 2022. Molti esperti stanno cercando di contrastare questa nuova deriva demagogica e che costituisce un grave rischio democratico.
  • Web tax: La web tax proposta dall’On. Francesco Boccia ed approvata in commissione assoggettava le aziende digitali estere alla normativa fiscale italiana, proibiva alle imprese italiane di acquistare online da aziende estere. Non era una buona soluzione ad un problema esistente e fu oggetto di una attività interdittiva da parte di molti colleghi dell’intergruppo. Decisi di intervenire con una proposta meno creativa, ovvero creando un incentivo da parte dei grandi operatori online a concordare con il fisco italiano una contribuzione fiscale, procedimento chiamato tax ruling internazionale. Questo sarebbe avvenuto solo per le aziende di grandi dimensioni operanti in Italia per i redditi generati in Italia. Il principio era coerente con il lavoro di armonizzazione che stava facendo l’OCSE ed infatti è il principio alla base dell’accordo internazionale raggiunto al G20 di Roma del 31/10/2021. Qualcuno sosteneva l’inutilità di adottare in un solo paese una simile norma. Dissento oggi come dissentivo allora, perché la regolamentazione procede a strappi: alcuni paesi adottano una norma e creano così pressione sul sistema internazionale, spingendolo ad un accordo.
  • Wifi: Pochi lo ricordano, ma anni fa per accedere ad un wifi pubblico occorreva consegnare un documento di identità che veniva registrato. A fine 2010 il ministro dell’interno On. Roberto Maroni in una (per me) memorabile riunione nel suo ufficio, contro il parere dei suoi funzionari, decise l’abolizione del requisito del documento a partire dal 2011. Nel 2013, quando arrivai in Parlamento, tale obbligo fu riproposto in un emendamento di origine ministeriale che intercettai mentre ero in ospedale. Con la collaborazione di alcuni colleghi del gruppo, riuscii a convincere il ministro On. Angelino Alfano della inutilità di quella reintroduzione.

Candidature, ricandidature, game over

Sebbene non ne avessi avuto l’intenzione, nel 2017 mi fu proposto di ricandidarmi in Parlamento ma decisi di non farlo. La decisione la maturai una domenica che andai alla stazione di Rho per fare il biglietto del treno per il giorno dopo. Il bigliettaio, con in mano il mio tesserino, mi chiamò per nome “On. Quintarelli”. Non l’avesse mai fatto! Dopo poco le persone in coda presero a spintonarmi e a sputarmi addosso e me ne andai senza biglietto (andai a farlo in stazione centrale). Non ero forse il recordman di assenze e di cambio casacche ?

A varie riprese, tra il 2016 ed il 2020 sono stato candidato anche a posizioni in Autorità di garanzia (concorrenza, comunicazioni, privacy) senza mai avere dai partiti il sostegno necessario. In quell’epoca mi sarebbe piaciuto continuare a dare un contributo.

Qualche giorno fa, con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legge soppressivo del Comitato di indirizzo dell’AgID si è definitivamente conclusa la mia stagione di contributo alla cosa pubblica, un’esperienza che, come ho scritto all’inizio, auguro a tutti.

La sovranità appartiene al popolo, recita il primo articolo della nostra Costituzione, ed è bene ricordarsi che il sovrano non deve solo comandare, ma anche prendersi cura della nazione. Quel potere distribuito che ci assicura la democrazia va quindi considerato in entrambe le accezioni possibili nella nostra lingua: quella del sostantivo che ci permette di operare le scelte, di solito tramite il voto e la delega con la rappresentanza, e quella del verbo, il potere di fare, che ci permette di dare un contributo, in prima persona.

Ora sono proiettato ad un nuovo progetto che vedrà la luce nel 2022.
Stay tuned.

Chiedo scusa per le persone che ho dimenticato o rappresentato in modo impreciso.
Chiedo scusa anche per le imprecisioni, ce ne sono di sicuro.
Se me le segnalate, le sistemerò.

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