Più di ogni altro investimento nelle infrastrutture immateriali, il cloud computing è una leva per l’innovazione d’impresa. Come superare la dipendenza europea ai servizi cloud USA e Cina e diventare un player di peso.


Un commento di Massimo Contri* pubblicato il 16/10/2020 dal Centro Studi sul Federalismo http://www.csfederalismo.it/it/pubblicazioni/commenti/1546-gaia-x-un-cloud-federato-per-l-europa


La Digital Transformation è uno dei cambiamenti più decisivi e pervasivi che le aziende stanno affrontando in tutto il mondo per rimanere competitive. Un numero crescente di imprese sta ripensando processi, prodotti e servizi integrando funzionalità digitali e facendo leva su grandi basi di dati. Il processo di trasformazione digitale è iniziato da qualche decennio nelle grandi corporation ma ha subito una brusca accelerazione negli ultimi anni grazie al fatto che le risorse fisiche sottostanti, capaci di abilitare il cambiamento, sono passate dall’essere scarse e costose ad essere abbondanti ed economiche. Una trasformazione digitale pervasiva si basa infatti sulla disponibilità di un’infrastruttura fisica e tecnologica, il cloud, in grado di erogare in maniera economica, sicura e scalabile memoria e potenza di calcolo.

I servizi cloud sono in grado di abbassare i requisiti di investimento per le imprese che vogliono entrare nel mercato ed abilitano la sperimentazione di nuovi modelli di business per quelle che già ne fanno parte. Questa caratteristica fa del cloud computing uno strumento a supporto dell’innovazione, permettendo di evitare importanti investimenti di capitale in infrastrutture ICT, una piattaforma produttiva, grazie alla fornitura “on demand” di quei componenti software necessari alla costruzione di servizi più complessi, e, non ultimo, un mercato globale. I fornitori di cloud, attraverso le loro piattaforme, offrono infatti un ecosistema completo di applicazioni e software di terze parti, diventando così la porta di ingresso al mercato per sviluppatori e fornitori di soluzioni IT.

L’Europa sta entrando nell’era digitale con un deficit importante rispetto a USA e Cina. La quasi la totalità dei servizi cloud in Europa è fornita da società non europee con la conseguente dipendenza da fornitori esterni per l’infrastruttura portante del nuovo processo di trasformazione delle imprese e della pubblica amministrazione (PA). Questa dipendenza pone problemi di sicurezza per quanto riguarda la gestione dei dati, l’erogazione dei servizi ed in generale per la continuità del business aziendale. Inoltre, la posizione dominante di pochissime società globali genera squilibri contrattuali soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese (PMI) ed alimenta ritorni di scala crescenti che rendono estremamente difficile per i nuovi arrivati attrarre clienti e offrire prezzi e servizi migliori. L’Europa ha però una delle più importanti basi industriali del mondo e le attuali piattaforme digitali sono per lo più progettate per modelli di business rivolti al consumatore, che non soddisfano le esigenze tecniche e di sicurezza richieste dal settore industriale e dalla PA. Questa circostanza apre un’importante opportunità per l’Europa di diventare leader nell’infrastruttura cloud a supporto di questi settori.

Nel febbraio 2020 la Commissione europea ha pubblicato la nuova strategia europea sui dati, riconoscendo che la loro disponibilità, sostenuta dalla diffusione di oggetti connessi intelligenti, come telefoni, automobili, dispositivi indossabili, impianti industriali, ma anche dall’introduzione di nuove tecnologie, come il 5G, è fondamentale per le PMI e la PA. Con l’intento di rafforzare le capacità dei fornitori europei, la Commissione ha pianificato quindi di investire, nel periodo dal 2021-27, in un progetto ad alto impatto sui dati ed infrastrutture cloud federate. Il piano ha lo scopo di mobilitare 4-6 miliardi di euro, di cui la Commissione punta a finanziarne due. Oltre a mobilitare investimenti diretti, la Commissione si è impegnata a facilitare lo sviluppo di standard e requisiti comuni per gli appalti pubblici dei servizi cloud. In tal modo il settore pubblico dell’Ue, a tutti i livelli, potrebbe generare una domanda aggregata in grado di sostenere lo sviluppo di tale infrastruttura.

La competitività dell’economia europea nel settore digitale nei prossimi decenni sarà determinata dalle scelte che sapremo fare ora. Una struttura di mercato con pochissime grandi aziende che fungono da porta di accesso riduce gli incentivi a realizzare nuove attività basate sui dati. I servizi digitali godono infatti di tre tipi di vantaggi che devono essere presi in considerazione: gli altissimi ritorni di scala (il costo dei servizi digitali è meno che proporzionale al numero di clienti serviti), l’effetto rete (più gli utenti si concentrano su una tecnologia e maggiore è l’incentivo per gli altri ad adottarla) ed il ruolo dei dati (più alto è il numero di utenti, più sono i dati che vengono generati e che sono grado di fornire un vantaggio competitivo).

In Europa non esiste un player della taglia dei colossi americani e cinesi e sarebbe irrealistico pianificare lo stesso livello di investimenti per generare un campione europeo. Proprio per questo motivo la Commissione sta lavorando in sinergia con quei paesi che hanno già avviato iniziative per dare vista a sistemi cloud federati, come il progetto Gaia-X avanzato da Germania e Francia. L’unificazione degli sforzi a livello continentale potrebbe porre le basi per attrarre una massa critica di utenti in grado di generare un effetto di rete positivo. Gaia-X, il progetto per un cloud europeo inteso come federazione di quei fornitori che vorranno aderire a specifici standard, ha il potenziale per rappresentare una valida alternativa alle offerte cloud esistenti, in grado di fornire maggior controllo sui dati, favorire una maggiore interoperabilità tra le piattaforme e promuovere lo sviluppo di nuovi servizi e modelli di business cruciali per il futuro delle PMI e delle PA. L’architettura è stata inoltre progettata per abilitare le nuove applicazioni che richiedono cloud distribuiti a livello di rete di accesso, come nel caso del 5G.

Il successo del progetto Gaia-X dipenderà in gran parte dal quadro normativo che sarà definito a livello europeo. Nel settore della concorrenza, la protezione delle start-up e delle PMI sta diventando cruciale per lo sviluppo di un ecosistema vitale nel settore digitale. Un rapporto dell’OCSE evidenzia che Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft hanno effettuato circa 400 acquisizioni a livello globale nell’ultimo decennio, ma che pochissime di esse sono state esaminate dalle autorità nazionali della concorrenza o dalla Commissione europea. Tuttavia, proprio queste acquisizioni possono dar luogo alla perdita di concorrenti o essere considerate come “acquisizioni killer” volte a ridurre o eliminare la concorrenza. Nell’area della tassazione, una questione cruciale è lavorare per una soluzione globale, o perlomeno europea, sulla tassazione delle aziende digitali. Le attuali norme internazionali in materia fiscale non sono in grado di cogliere quei modelli di business che traggono profitto dai servizi digitali forniti in un paese senza esservi fisicamente presenti e non riconoscono le nuove modalità di creazione dei profitti nel mondo digitale, in particolare il ruolo che gli utenti svolgono nel generare valore fornendo dati personali.

I dati sono la materia grezza dell’economia digitale ed il cloud è l’infrastruttura che ne permette la trasmissione, l’elaborazione e la memorizzazione. Gaia-X è una reale opportunità per iniziare a gestire i servizi cloud in modo europeo, con un’infrastruttura federata, open source ed interoperabile. L’Italia, sfruttando l’opportunità del Recovery Fund, può giocare un ruolo determinante per il successo di questo progetto.


L’autore:

* Massimo Contri
Ingegnere delle Telecomunicazioni, Membro del Comitato Federale del Movimento Federalista Europeo


Immagine in evidenza: René Magritte – La corde sensible

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