Mer, 2 dicembre 2020 ore 21:00 – Fintech tra spinte e restrizioni – Sebastiano Barbanti e Andrea Danielli

Così come per altri settori per i quali il Covid funge da potente acceleratore per la transizione nella dimensione digitale, la pandemia costituirà anche per il FinTech il punto di svolta per il suo definitivo lancio in Italia?

I grandi player dell’Hi-Tech, da Apple Pay a Google Plex, a WhatsApp Pay, sembrano piuttosto orientati alle soluzioni di pagamento digitali più che a scendere in campo nell’ambito dei classici prodotti bancari: perché?

Sono in corso le prove generali dell’euro digitale, la moneta elettronica, garantita dalla Bce, custodita in un wallet digitale: che cosa cambierà per i risparmiatori e gli intermediari?

Il fallimento di Libra segna anche il tramonto delle valute virtuali?

Si parlerà di innovazione nei settori finanziario, creditizio e assicurativo, con la necessità di tutela degli utenti.

La tecnologia è assistiva, no sostitutiva

L’innovazione nel settore finanziario, bancario e creditizio è chiamata Fintech. Per comprendere meglio le dinamiche di questo mondo, ci si è affidati a dei pionieri del settore come Sebastiano Barbanti e Andrea Danielli.

Il primo, un manager bancario con un passato in parlamento e il secondo è imprenditore con un passato in Banca d’Italia nonché presidente emerito dei Copernicani.

La pandemia è stata un elemento indispensabile per il lancio del Fintech in Italia, basti pensare alla diffusione dei pagamenti digitali o alle policy assicurative stipulate.

Questo salto quantico, non è da considerarsi una parabola, in cui il punto di arrivo ha la stessa ordinata del punto di partenza, ma ha un comportamento molto più riconducibile ad una spirale che porterà cambiamenti nei modelli di business delle aziende.

La tecnologia associata al settore economico ha visto un’accelerazione senza precedenti, il custom service, tradizionalmente restio a qualsiasi innovazione, ha trovato nelle chatbots una nuova concezione di servizio molto apprezzata dai clienti.

Ovviamente non ci sono solo belle notizie, come sistema paese soffriamo strutturalmente l’innovazione. Innanzitutto, per uno sbilanciamento demografico verso la popolazione più anziana, un management che non abbraccia le nuove tecnologie e lo scarso spazio di movimento per gli outsider, gente che è stata costretta ad andare all’estero per un ormai diffuso problema culturale nel Bel Paese.

Molto spesso il campo bancario è popolato da profili troppo “standard”, in generale servirebbero punti di vista molto poco convenzionali per traghettare questi settori nel nuovo mondo tecnologico.

Un esempio lampante sono stati i Bitcoin, i cui algoritmi crittografici hanno permesso una rivoluzione nel settore finanziario.

Il digitale deve servire per fare le cose in modo più efficace, più economico e più semplice. La situazione italiana sulla progressione dei servizi Fintech, vede Milano come il luogo in cui risiedono più del 50% delle startup anche se tanti incubatori ed acceleratori non riescono a fare sistema e ad unire le forze, tipico nostro problema.

Altre discrepanze che caratterizzano il nostro territorio rispetto a quello statunitense, hanno a che fare con il mercato dei venture capital. Molto complicato convincere i clienti avendo un’iniziale posizione economica iniziale precaria; infatti, oltreoceano hanno una concezione di fiducia completamente diversa.

Per tutti questi motivi, l’Europa non riesce a sfornare tanti “unicorni”, ovvero startup che valgono almeno 1 milione di dollari. Parallelamente al problema “mercato” si evidenzia anche la mancanza di una cultura del fallimento, principio che aleggia su ogni startup americana. Fail fast and fail early.

L’innovazione può avere due declinazioni, quella pensata per cavalcare il presente e quella per resistere più a lungo.

La prima si riferisce a quella tecnologia che permette un notevole risparmio e migliora i sistemi esistenti mentre la seconda propone dei cambianti radicali per rompere gli schemi.

Ovviamente un sistema bancario abbraccia molto più facilmente la prima opzione. Sia il mondo Fintech, sia quello bancario, hanno dei gran nemici in comune, le big tech, una delle banche più grandi è potenzialmente Facebook ben fornita di soldi, informazioni e know-how.

Per tale motivo, il connubio prodotto dal mondo bancario e quello Fintech è indispensabile per affrontare i cambiamenti che emergeranno nel giro di pochi anni.

Le banche necessitano di velocità, agilità e creatività mentre i servizi più tecnologici necessitano di capitale, distribuzione e brand. Ci sono già stati numerosi “matrimoni” che hanno portato interessanti risultati: Intesa San Paolo e Oval oppure Unicredit e FinDynamic.

Nuovi player e nuove dinamiche stanno nascendo, con la diffusione del PSD2 è diventato estremamente facile garantire ed intermediare per i pagamenti.

Da qui l’idea che bisogna orientarsi su nuovi livelli di servizi come sta facendo Amazon con il suo “lending”, prestando soldi ai seller oppure alcune big tech iniziano a vendere alle banche dei modelli predittivi per stimare il credito, posizionandosi su una fascia di servizi a zero rischi.

Il machine learning influenzerà tutto i settori compreso quello finanziario, creando dei meccanismi mai pensati precedentemente.

Esistono già modelli, per esempio, che permetto di correlare il luogo in cui si fa la spesa con la probabilità di restituire un credito.

La disintermediazione dei pagamenti sarà un asset importante, dal pagamento con l’impronta a quello dei device connessi (IoT). Il futuro, specialmente nel settore economico, sarà sempre più complesso rendendo necessario tutelare al meglio i consumatori.


La sintesi di questo incontro è stata redatta da Roberto Strignano

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