Giovedì 15 ottobre ore 21:00 – Erasmus e servizio civile europeo, renderli obbligatori?

“Si è fatta l’Europa, ma purtroppo non si sono fatti gli europei”. Parafrasando quello che Massimo D’Azeglio diceva, centocinquant’anni fa, sugli italiani, possiamo inquadrare una delle sfide chiave dell’Europa di oggi: percepita come una sovrastruttura tecnocratica e distante, che non scalda i cuori dei suoi cittadini, dovrebbe in realtà darsi l’obiettivo di creare un sentire comune, un’opinione pubblica e un senso di appartenenza collettivo tra europei.

Tra gli strumenti per segnare un cambio di passo c’è la proposta dell’ERASMUS per tutti, a carico del bilancio europeo e obbligatorio per gli studenti delle scuole superiori e gli universitari; a questo si potrebbe affiancare un servizio civile europeo. Ci sono anche esperimenti – per ora solo bilaterali – di un ERASMUS per la funzione pubblica: scambi e network che potrebbero avvenire su scala molto più ampia.

Ne parleranno:

  • Francesco Grillo, Direttore del Think Tank Vision. Francesco è Visiting Fellow presso l’Oxford Internet Institute e Academic Visitor presso il St Antony’s College dell’Università di Oxford, oltre che Professional Affiliate presso l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed editorialista per il Corriere della Sera. Il suo ultimo libro è “Lezioni cinesi. Come l’Europa può uscire dalla crisi” (Solferino, 2019).
  • Jean-Pierre Darnis, Professore Associato e Direttore del Master LAI-RFI (Langues et Affaires Internationales – Relations Franco-Italiennes) presso l’Université Nice-Côte d’Azur, Consigliere scientifico di IAI – Istituto Affari Internazionali, e Ricercatore associato presso FRS – Fondation pour la Recherche Stratégique.

L’incontro si svolgerà in italiano.

L’appuntamento, promosso con la collaborazione di Vision Think Tank, rientra del ciclo dei Dialoghi Copernicani e può essere seguito sui profili social e sul canale YouTube dell’associazione Copernicani.

Si è fatta l’Europa, ma purtroppo non si sono fatti gli europei

Avere più persone che vivono un’esperienza Erasmus è di notevole importanza sia in termini personali, per una maggiore occupabilità, sia a livello sociale. In sintesi, con una prospettiva globale e europea si ottiene una società più resiliente agli shocks e ai sovranisti.

Altro progetto che punta ad una maggiore con la struttura europea è il servizio civile. Anche in questo scenario, il guadagno è soprattutto personale poiché si acquisiscono delle competenze più pragmatiche come una minima preparazione sanitaria e logistica.

Creerebbe una popolazione molto più pronta nell’affrontare le emergenze e comunque permetterebbe di avvicinare molte persone alle varie sofferenze e disagi sociali.

Una componente formativa estremamente importante che va rivolta non solo in giovane età ma è un impegno da mantenere lungo tutta la vita.

È molto dibattuto se rendere o meno queste esperienze obbligatorie, tante opinioni contrastanti alcune prettamente economiche per la difficile copertura finanziaria, altre perché si porrebbero delle condizioni che non tutti gli studenti socialmente possono gestire.

È utile iniziare a pensare che vadano associati ai diritti anche i doveri di cittadinanza, senza questa associazione si crea solo un gran squilibrio.

Gli stati moderni sono diventati coesi ed uniti attraverso i doveri del cittadino, primo tra tutti la scuola dell’obbligo. È stato il primo processo per far diventare gli italiani un popolo, anche se è una trasformazione non ancora completa. In generale, in Italia ci sono state tre leve che hanno portato aggregazione tra i cittadini, la prima come già detto è la scuola pubblica e obbligatoria, poi c’è la diffusione della televisione e infine l’unione per supportare la nazionale di calcio.

L’Europa ha un problema di azioni positive che incoraggiano la formazione di un demos europeo, partendo dai giovani che sono i più predisposti, senza la quale mancherebbero le condizioni identitarie per creare un continente più forte e più vero.

Lo scoglio più grande è sicuramente l’aspetto economico, ipotizzando di garantire l’accesso a gli studenti delle scuole superiori e quelli universitari, bisognerebbe stanziare in 7 anni circa 100 miliardi per garantire una mobilità intellettuale.

È un’esperienza che aiuterebbe a sfatare il mito di Europa come struttura distante e tecnocratica e iniziare a pensarla come una possibilità bella e pragmatica. Purtroppo a causa Covid19 circa il 70% degli studenti ha rinunciato a parteciparvi per motivi legati alla sicurezza e alla salute ma l’idea anche grazie al Next Generation EU è di rafforzare le borse di studio per estendere la partecipazione a più ragazzi possibili.

Sono tante le idee con le quali si creerebbe una sinergia tra stati al fine di consolidare i tanto attesi Stati Uniti d’Europa, esiste per esempio, un asse Francia-Germania con il quale avviene uno scambio tra funzionari della pubblica amministrazione.

Con questa iniziativa si è creata una sociologia bilaterale, non soltanto di competenze ma anche di dialogo. Si crea una cinghia di trasmissione a vari livelli in modo da avere una convergenza nelle istituzioni europee sui vari dossier.

Questo scambio tra le pubbliche amministrazioni con forti accordi bilaterali porterebbe una maggiore consapevolezza personale dei vari sistemi e una crescita con filosofia europeista nei direttivi dei singoli stati. In questo modo la visione marginale diventa più interessante della visione globale.

È importante pensare l’Europa come una identità aggiuntiva a quella nazionale per riuscire a rendere la nostra società più funzionale per i cittadini.

Di fronte a grandi problemi servono grandi risposte collettive e grandi risorse economiche ma che alla fine portano grandi benefici. Per tali motivi un diritto allo studio europeo è il punto di partenza.


La sintesi di questo incontro è stata redatta da Roberto Strignano

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